[1]I capelli arruffati, la sciarpa aperta a mostrare il collo, la presa maschia ma dolce, il look bohèmien, poi divenuto parigino.

Lui. Il collo rigido in una altrettanta falsa resistenza, tradita dall’abbandono nient’affatto stupito del braccio lungo di fianco. Lei. Intorno, la “pazza folla”. Il “bacio dell’Hotel de Ville” è uno degli scatti più noti della produzione di Robert Doisneau, forse, dell’intera storia della fotografia internazionale. Ancora di più, è una delle immagini più celebri di una Parigi novecentesca di prevertiana suggestione, “i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno“, libera e libertina forse, sicuramente romantica e sentimentalmente licenziosa perfino nella banalità del quotidiano. Ma soprattutto, così come per la pittura lo è “Il bacio di Francesco Hayez”, nella fotografia l’immagine di Doisneau è l’icona di una passione pura, istintiva, irruente, massima forma di comunione proprio in quanto momento d’ esclusione.
Questo interessava al fotografo: fermare l’umanità che si manifestava sotto i suoi occhi. Un attimo prima di perderla e pure un attimo prima di comprenderla nella sua pienezza. Doisneau voleva la magia dell’istante irripetibile, la meraviglia del non-pensato, lo stupore dell’Essere e dell’essere felice.

E alla sua filosofia dell’istante monumentalizzato che è consacrata la mostra “Robert Doisneau. Paris en libertèospitata al Palazzo delle Esposizioni, Roma dal 29 settembre al 3 febbraio 2012. Attenzione, filosofia non realtà. In una panoramica di oltre duecentoquaranta scatti realizzati dal 1934 al 1991 e dedicati alla sua Parigi, fatta di facce, persone e gesti più che di architetture e scorci, consacrata ad indagare e restituire l’anima di una città ben oltre l’eternità delle sue pietre.

Il bacio “rubato” di Doisneau, in realtà rubato non è. E’ ormai storia nota, da quando, spezzando il cuore ai romantici di tutto il mondo, nel 1992, una coppia si presentò a chiedere i diritti per l’immagine, accusando il fotografo di aver violato la sua privacy. Dichiarazione bomba che interruppe l’incantesimo, tendando di monetizzare il sentimento. Allora Doisneau si difese, facendo propria quella linea di violenza e violazione, per ammettere che lo scatto non era stato solo frutto di una posa ma era stato fatto in modo in tale modo per rispetto della privacy degli innamorati, dato che quelle che si baciano in strada, di solito, replicò l’artista, non sono coppie leggittime. Fango su fango. Il bacio “puro” diventò l’impuro per eccellenza, ben congeniata icona di un falso mito, che toglieva alla passione la sua velatura aulica, condannandola a essere solo materia. Ecco la grande intuizione di Doisneau, nonchè il suo testamento ideologico-artistico e umano.

La felicità che voleva ritrarre, al punto di farne recita, viene riconosciuta ambizione innata dell’uomo. La fotografia dunque non è più menzogna, ma prova di una poesia dell’esistenza che, proprio per il suo essere più alta, è in realtà, per paradosso, alla portata di tutti. Non è importante ciò che realmente è accaduto, ma ciò che l’uomo può immaginare e costruire per se stesso.

L’istante è perduto solo se si accetta di ignorarlo altrimenti è Epifania di un Eden terreno riconquistabile oltre peccati e trascendenze, e la felicità ha luci ed ombre certo, ma il fascino di un chiaroscuro qui fotografico, che è esaltazione del potere seduttivo dell’illusione.

E insomma, immagine in quanto immaginazione. Di scatto in scatto, la felice e atemporale – seppure apparentemente legata a doppio nodo alla sua contemporaneità – Parigi che si svela nelle foto esposte è una città interiore, evoluzione moderna di quella città ideale inseguita e osannata dal Rinascimento. Qui, non sono le pietre a documentare l’immortalità, ma le emozioni di chi tra esse abita. Il sogno diventa così il vero “tesoro” dell’uomo.

[2]Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere.
Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.

 

[1] Pagine d’arteValeria Armaldi
[2] Robert Doisneau
Ph. Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris 1950
Nell’aria la melodia di René-Charles “Zino” Francescatti, Niccolò Paganini, II Palpiti
© Tutti i diritti riservati

 

A proposito di:Lóu { 2 idee 1 goccia d'enfasi }

sarà inquietudine estetica, vorace istinto del nuovo per il nuovo in omaggio a un che di antico. E la forma? Mettiamo che sia la stanza a tenere tutto insieme. Intensità della vita in contrasto con l’immobilità. Prospettive. Le Nove Porte {...} é la luce ad arredare le stanze

6 commenti in “Baci rubati” {en passant}

  1. Ah i baci rubati… :-)) Riguardo a quanto mi hai scritto, ti rispondo: Buono il martini :-)) Io lo preferisco secco, magari con una parte di vodka o gin e naturalmente “agitato” non mescolato 😛
    A nome dell’associazione CLAMA (la trovarai facilmente su internet) ti ringrazio anche solo per il pensiero che, credimi è già gran cosa..

    Cin e bacione
    Daniele

  2. E come faccio a non riconoscere Robert Doisneau? Come? Il suo bacio rubato è forse una delle fotografie di più grande impatto del secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Un bacio romantico, di due giovani, non so dire quanto bohèmien, ma di certo icona di un mondo che ha riaperto gli occhi sulla speranza di vivere e di amare, di andare avanti. Bacio puro o impuro? Credo che valga più che altro “il momento” che Doisneau ha fotografato e consegnato di fatto alla Storia. Poi si sa, con gli anni anche le coppie più innamorate rischiano di sfaldarsi e di monetizzare il proprio amore: ma in quel momento, in quel preciso momento i due si stavano baciando e il loro bacio è stato congelato per sempre nella fotografia che va ben al di lò di tutto quello che poi è stato. L’emozione ritratta vive in quella foto e in quella foto soltanto è pura, perché catturata in un momento esclusivo e non ripetibile. E’ questo il bello dell’arte: concedere l’immortalità anche ai sentimenti, che non sempre nel tempo rimangono immutati e puri.

    http://iannozzigiuseppe.files.wordpress.com/2012/04/my-private-dancer.gif

    Angelicuccia, in fondo sei una romantica. 😉 Ma di questo non ho mai avuto dubbio, per cui credo che i tuoi 7 veli li terrò per me, tanto più che profumano di te. ^__^”’

    Baciottoli tanti, Angelicuccia cara

    beppuccio

  3. Ma cos’è poi un bacio rubato…?
    Un apostrofo rosa tra le parole Arsenio e Lupin ?
    Di questi tempi, in quanto a ladri, avevo l’imbarazzo della scelta…
    ma mi serviva un ladro francese a far da trait d’union :p

    Una storia interessante che non conoscevo

    Buon fine settimana ^^
    P.S: visto che l’occasione fa l’uomo ladro… un bacio furtivo è d’uopo

  4. credo che i baci siano sempre rubati a quel giacimento di felicità istantanea che tutti possediamo. Proprio per il loro sdrucciolare di passione si staccano dall’essere preordinati. Il desiderio non si preordina, casomai si spegne, si contiene, si indirizza, ma quando segue i suoi percorsi, pesca e ruba realtà ovunque. Di questa storia, come nelle poesie di Prevert, oltre gli amanti c’è la città che li contiene, tenera e comprensiva, ben più tollerante degli uomini riguardo alla felicità, la città non invidia, gli uomini sì.
    Bellissimo Zinu Francescatti, il suo suono l’avevo messo da parte, non lo ricordavo più, pieno, sensuale, ottocentesco e puro.

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