September song

Le era necessario pensare a lui subito dopo ogni loro incontro e poteva sentirsi la sola realtà nelle cose visibili vive. E non poteva, anche volendo, smettere di pensare al diffondersi della sua energia, del rosso del suo spirito, che conquistava qualunque spazio, lasciando essere, lasciando vibrare fino all’ultima nota, sospesa nell’aria.

Appena dopo cercava le lettere che lui amava spedirle e le rileggeva. Chiudeva gli occhi, lasciandosi portare.
«L’amore non è volontà, ma destino». Era l’inizio di ogni lettera. Quando riapriva gli occhi, succedeva che tutti gli angoli diventavano sinuose linee curve in cui i contorni si allungano, fino a raggiungere un altro spazio.
Lì trovava sempre “la sua voce”, in quei respiri segreti e profondi c’era qualcosa che, forse, non aveva dimenticato.

In un altro modo vedeva sè stessa adagiata su quella superficie visibile e invisibile, in cui i contrasti sono netti e non mostrano tinte intermedie. Era allora che le labbra si facevano piu’ serrate, proprio mentre percorreva il confine tra l’innocenza, il caso e la tensione.

Quella visione le correva nel sangue fino a farle credere che poteva fare tutto ciò che le piaceva: «Io posso fare tutto ciò che mi piace.» – lo diceva tremando per l’eccitazione. Erano quelle parole senza fine a metterle addosso la voglia di possedere qualcosa che probabilmente neppure esisteva. Riusciva però ad avvertire la consistenza delle dita di lui, le cercava nella sua memoria, attraverso il bagliore della candela che mostrava sulla parete il riflesso del suo corpo. Tante sensazioni l’assalivano e si diffondevano attraverso il chiarore giallo, mitigando la tensione che cresceva fino al punto di sentirsi nuovamente schiava di emozioni più oscure.

Ma non aveva paura. Aveva ricoperto la lampada con lo scialle frangiato solo per non sentirsi esclusa da quel mistero che un pò le apparteneva. Aveva adeguato ogni sua fantasia alle necessità di lui, ai suoi capricci.

«Nell’amore due esseri si aprono, si accettano e poi si arrendono.» –  era la frase con cui concludeva ogni lettera.

Oh, it’s a long, long while from May to December
But the days grow short when you reach September
with you with you
– Ute Lemper, September Song

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6 Commenti

  1. testo elegantemente scritto, di una intimità assoluta…l’amore..

    questa emozione musa di tanti scritti…trova qui da te una cornice sublime…

    sei brava..

    e il tuo blog è veramente affascinante…

    ciao

    Lorenzo

  2. Mi ricorda una mia poesia ‘mia passione’…

    Se vai in vacanza avverti. Io vado già al mare, giorno e sera… bellissima l’atmosfera estiva, qui in Versilia.

    Un bacio mia carissima, a presto…

    Isabel*