La Paisible
Accanto a te la felicitá é cosí
semplice, quotidiana,
magica, evidente.

FOTOGRAFIA: {Lóu, 2 idee 1 goccia d’enfasi, Le Nove Porte}
[1] Il mio personale tributo a Audrey Hepburn
© Tutti i diritti riservati
Anche se Audrey si fosse accontentata di saltellare, il pubblico sarebbe stato conquistato egualmente. Quello che comunicava Audrey era un sentimento enorme, esagerato: “Sono senza difesa e ho bisogno di voi“. Di fronte a questo la gente reagiva immediatamente senza nemmeno capire perchè. Dava l’impressione di essere troppo bella, troppo innocente, incosciente del pericolo.
Era davvero sorprendente. Quel sorriso biricchino dava l’impressione di andare da un orecchio all’altro. Sembrava incredibilmente raggiante, perchè all’epoca era incontrollato.
Le labbra si rovesciavano completamente e gli occhi prendevano un’espressione talmente adorabile che si tratteneva il respiro – dirà Anthony Beauchamp, fotografo molto in voga che la individua fin dalle prime rappresentazioni.
Quel volto era un tale intreccio di contraddizioni! Mistero e purezza, profondità e giovinezza; immobilità e vivacità.
- Audrey Hepburn. L’intramontabile fascino dell’eleganza.
Ediz. illustrata, White Star 2012 - In occasione della Mostra di Fotografia a Roma


Manca sempre una sedia alla felicità
e la camera è troppo grande (oppure è la mano
improvvisamente avida a brancolare nella luce)
e non cambiano niente i nostri sotterfugi,
è come aggiungere una pianta nell’angolo morto,
un tovagliolo sotto il vaso – i fiori freschi
hanno tra le pieghe qualcosa di troppo vivo:
un’aria di rimprovero, di dolorosa sfida
a rendere finti i nostri minimi sforzi.
Anche fuori dobbiamo trottare più a lungo
l’uno all’altro saldati, perché s’attenui,
con le nostre ombre sull’asfalto,
il rumore dei pezzi persi per sempre.
Guy Moffette
Audrey è una delle grandi passioni di mia moglie e devo dire che il suo fascino e la sua eleganza sono entrati nei sogni di tutti noi.
Audrey era “La Femminilità”!
:-*
D.
Di Audrey Hepburn, vorrei ricordare e consigliare a chi l’avesse perso un personaggio, la Karen Wright di “!the children’s hour”, film di W. Wyler, in italia si chiamava “Quelle due” tratto da un dramma teatrale di Lillian Hellman che ha per argomento un caso di omosessualità femminile.
Li la Hepburn duetta con l’altro immenso talento di Shirley MacLaine, e si tratta di meravigliose emozioni, di arte, roba forte, da intenditori. Il lato drammatico, oscuro della Hepburn come persona, (si sussurra di un padre dal passato nazista)viene sublimato con una interpretazione dalla sensibilità sbalorditiva, che sembra mettere in secondo piano lo stereotipo alla base del suo successo.