Scrive la tua penna come danzi a un ballo/ hai sbagliato la tua penna ha colto il fallo/e’ nero e bianco ma praticamente/ tic / spegni tutto ma rimane ancora quell’applique (- Il genio, applique)

Dell’immediato successivo ho immagini velate. Nella penombra ti scrutavo. I miei occhi immensi, accesi, come smeraldi sfaccettati, due finestre sul trasversale universo.
Ti vedevo, nudo: l’immagine del tuo corpo si modellava in tempo reale, seguendo gli input del tuo sistema nervoso. I larghi pettorali, i fasci muscolari addominali, e i genitali, simili a un grazioso frutto, un maturo tralcio di vite. “Amami, amami” – mi diceva quell’immagine. Un tremito, un fuoco interno. “Oh Narciso!” Intanto udivo il dialogo serrato tra il te spettatore/voyeur e la  creatura/immagine in un trionfo di movimenti e momenti.
Sedevo accanto a te, tirando rapidamente indietro i capelli, come una scia sanguigna che si sposta con il mio volo, dilagante nei suoi riflessi rossastri, e con questo gesto cancellare ogni cosa per permettere di concentrarti su di me,  di nuovo, verso il basso, violentemente, fino a precipitare senza difese dentro il mare in ebollizione, perdendo quota almeno per seicento metri e fu solo fortuna per te che le onde in quella zona fossero più avvolgenti.
Rimasi così per pochi istanti, poi, coscienziosamente, con arte, senza cercare di barare o di abbreviare l’azione cominciai a muovere la mia bocca. Le labbra piene, toccare la dimensione del tuo amore. Ed entrava, carne nella carne, qualcosa di selvaggio, emerso direttamente dalla natura in delirio. fin dove la realtà ci inchioda alla nostra fugacità, verso il ‘tempo eterno’ di un presente che all’imperfetto trasporta nel gesto l’infinito
…tua/tuo, ora/ si, così/ continua, ancora/ sempre.
Poi sedevi in vestaglia e pantofole sul bordo del letto, il viso affilato come quello di un vecchio guru, e allora chiedevi: «Colui il cui cuore cede prima che la grazia sia venuta a ricompensare la sua pazienza merita forse che ci s’impietosisca della sua sorte, se volontariamente s’è lasciato sfuggire l’occasione della felicità?»

Le labbra, il vento / le tue smanie accanto e poi / la tua sconcezza, il grillo, / la tua schiuma come di bruma ormai / Non più stagione / non più primavera e poi / fortuna che c’è un’ora / in cui è sera. Fortuna è sera ( – Il genio, Fortuna e’ sera)

A proposito di:Lóu { 2 idee 1 goccia d'enfasi }

sarà inquietudine estetica, vorace istinto del nuovo per il nuovo in omaggio a un che di antico. E la forma? Mettiamo che sia la stanza a tenere tutto insieme. Intensità della vita in contrasto con l’immobilità. Prospettive. Le Nove Porte {...} é la luce ad arredare le stanze

3 commenti in “La stanza di Pandora” {en passant}

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