Con un ronzio nelle orecchie suoniamo all’infinito

[1]A Villa Arconati, fuori Milano, c’è uno splendido parco con un teatro tenda. Sono invitato a tenere il mio concerto in una caldissima domenica d’estate a mezzogiorno, in un momento in cui l’estate esplode in tutta la sua torrida secchezza.
Nonostante il caldo, molte persone vengono ad ascoltare la mia esecuzione dal vivo dell’album No Concept, esibizione trasmessa anche in diretta su Radio Popolare.
Mentre il pubblico è seduto sotto il tendone, il palco è montato proprio a ridosso della campagna e il sole diretto arriva sulla tastiera del pianoforte.
Il concerto si svolge normalmente finchè accade un simpatico imprevisto. Sulle prime battute del brano Qui danza, una cicala, nascosta in un cespuglio a qualche metro da me, inizia a frinire fortissimo. In un attimo ricordo che anche il grande pianista Arturo Benedetti Michelangeli è incorso nello stesso problema. In quell’occasione si fermò. Io invece decido di continuare. La mia concentrazione si rompe e subito vengo preso dal panico di sbagliare qualche passaggio o di avere il classico vuoto di memoria, tra l’altro, in diretta radiofonica.
La cosa più fastidiosa non è tanto il rumore, quanto piuttosto il fatto che la cicala frinisce producendo un ritmo che non è lo stesso del brano, e la sua pulsazione rischia di portarmi fuori strada.
Ho un’idea. Visto che non ho alcuna intenzione di interrompere l’esecuzione, cerco di intuire il ritmo della cicala e adatto quello del mio brano al suo. A questo, forse, Michelangeli non aveva pensato!
Il risultato è esaltante: Qui Danza sembra accompagnato da festanti maracas. Peccato che il pubblico, sia presente sia in radio, non possa condividere la bellezza che le mie orecchie percepiscono. La cicala per loro è troppo lontana! Sorrido, riflettendo anche sul fatto che negli ultimi anni ho sempre evitato qualunque tipo di collaborazione musicale. Che strano il mio nuovo esordio in duo!
Trovo il tempo di pensare, di abbandonarmi a reminescenze universitarie sul rapporto tra l’uomo e la Natura. Io sono L’Uomo, l’Io di Fichte, mentre la cicala è la Natura, il non-Io, il limite con il quale l’Uomo si scontra continuamente. La vittoria dell’Uomo sulla Natura forse non avverrà mai e la loro convivenza consiste nel continuo adattamento del primo alla seconda, così come io sto adattando il mio ritmo a quello della cicala. La storia dell’umanità consiste nel progressivo spostamento del limite sempre un pò più in là. Poi mi viene un dubbio. La cicala mi sente? Si è accorta che sta suonando con Giovanni Allevi? Si sta godendo con me il brano Qui danza in duo?
Continuo a pensare, sempre alla velocità della luce, sempre durante l’esecuzione. Ricordo quando a vent’anni ero volontario in un centro per disabili come insegnante di musica. Per mesi tentai di stabilire un contatto con una ragazza autistica, senza risultato, ma un giorno lei prese un tamburo e iniziò a battere un ritmo. Io con un altro tamburo mi inserii nel suo ritmo, per un pò. Poi iniziai a variare il volume dei miei colpi e lei cominciò a imitarmi, a seguirmi. Quel pomeriggio mi regalò un braccialetto di corda e i colleghi mi dissero che non avevano mai visto una cosa del genere.
Eccoci qui, cicala: provo a rallentare un pò il ritmo per vedere se mi segui, se mi ascolti.
Rallento leggermente.
Niente da fare. La cicala continua imperterrita il suo ritmo.
O non è dotata musicalmente, o proprio mi ignora. Temo che l’ipotesi giusta sia la seconda. Se la cicala mi avesse seguito, mostrando coscienza e intelligenza musicale, l’avrei portata in tour per tutto il mondo!
Fatto sta che la cicala ha continuato per conto suo anche dopo la fine di Qui danza, perchè in fondo la natura con il suo orologio perfetto va avanti incurante delle vicende umane. »

[1]Tratto da: La musica in testa, Giovanni Allevi, 2008
In copertina: Gramigna, controluce controtutto, é una fotografia di © AleksKuntz
In sottofondo: Le note di Giovanni Allevi, Come sei veramente, ℗ 2008 Bollettino Edizioni Musicali Srl

A proposito di:Lóu { 2 idee 1 goccia d'enfasi }

sarà inquietudine estetica, vorace istinto del nuovo per il nuovo in omaggio a un che di antico. E la forma? Mettiamo che sia la stanza a tenere tutto insieme. Intensità della vita in contrasto con l’immobilità. Prospettive. Le Nove Porte {...} é la luce ad arredare le stanze

2 commenti in “Qui danza” {en passant}

  1. Io sono davvero onorato se un mio scatto compare qui associato ad un tuo post così intenso sul rapporto con la musica e lo studio del pensiero umano…

    come al solito scaturito con la semplicità e la freschezza del tuo danzare sulla tastiera. Grazie davvero è stato proprio un bel regalo il tuo!

    E comunque… 4/5 di quello scatto stanno nella poetica di una regista come Sophia Coppola… con il suo uso esasperato e così emotivo dei controluce “bruciati”.

    Grazie, grazie davvero Angelika…

    Un bacione e notte

    Aleks

  2. e fortuna che sia così…

    che ognuno continui nel suo ruolo e nella sua missione, secondo natura….

    e che non ci sia quel condizionamente che porterebbe a quell’equlibrio..che vuole dire tutto uguale…quasi banale…

    sempre scritti interessanti qui da te..

    un abbraccio

    Lorenzo

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